Bersani non vuole pagarsi da solo la spending review

Grandi e piccole manovre nel centrosinistra: Pier Luigi Bersani è bene intenzionato a non pagare lui il prezzo della spending review. Ha visto che il Pdl da quando sta prendendo le distanze dal governo Monti in maniera più evidente sta faticosamente risalendo nei sondaggi, e non è disposto ad accollarsi solo lui il peso di questo esecutivo non più tanto popolare, soprattutto da quando il premier si è presentato allo stadio di Kiev dimostrando di non saper cantare l’innocenza e di non portare esattamente fortuna agli azzurri.
3 AGO 20
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Grandi e piccole manovre nel centrosinistra: Pier Luigi Bersani è bene intenzionato a non pagare lui il prezzo della spending review. Ha visto che il Pdl da quando sta prendendo le distanze dal governo Monti in maniera più evidente sta faticosamente risalendo nei sondaggi, e non è disposto ad accollarsi solo lui il peso di questo esecutivo non più tanto popolare, soprattutto da quando il premier si è presentato allo stadio di Kiev dimostrando di non saper cantare l’innocenza e di non portare esattamente fortuna agli azzurri. Perciò il segretario del Partito democratico ha già preannunciato ai suoi che questa volta non ci sarà Giorgio Napolitano che tenga, lui approverà solo i tagli realmente utili e quelli che non scateneranno la furia dell’opinione pubblica, niente tagli impopolari, insomma.

Mentre Pier Luigi Bersani è intento a districarsi dall’abbraccio del governo Monti, a Firenze Matteo Renzi sta lavorando a pieno ritmo per la sua candidatura alle primarie. Il sindaco del capoluogo toscano ha appena messo in piedi una squadra di economisti perché ha deciso che ormai è il tempo di puntare la sua attenzione su quella materia. Renzi ha in mente di lanciare, dopo la sua candidatura che dovrebbe essere ufficializzata nell’ultima settimana di luglio, un breve elenco di proposte per risollevare l’economia italiana. E far così vedere che anche in politica economica lui si distingue dal rivale Bersani.

Ma non finisce qui: l’attivissimo Renzi sta lavorando anche a un altro progetto, sempre in vista delle primarie d’autunno. Poiché tutti lo accusano di eccessivo personalismo, il sindaco di Firenze ha in mente di presentare anche la sua squadra, per far vedere a tutti che non gioca da solo e per mostrare che cosa intende quando parla di classe dirigente del futuro. Per questa ragione, il primo cittadino del capoluogo toscano sta contattando alcuni “giovani” dirigenti e deputati del Partito democratico, dove per giovani si intendono anche i quarantenni e non solo i trentenni. E pare che la sua “caccia” si stia dimostrando proficua, perché dopo l’iniziale fuoco di sbarramento di tutto il Pd nei suoi confronti ora nel partito comincia ad aprirsi qualche varco, dal momento che non tutti vogliono appiattirsi su Bersani perdendo autonomia e potere.

Renzi vorrebbe perciò avere in squadra anche Debora Serracchiani, ma l’europarlamentare del Partito democratico è molto corteggiata anche dai bersaniani. Anzi, Bersani le ha fatto anche una proposta: quella di candidarsi a presidente della giunta regionale del Friuli. Lei però ha rifiutato perché preferirebbe di gran lunga la politica nazionale e il Friuli non è esattamente una di quelle regioni che attirano l’attenzione del resto d’Italia. E per resistere meglio al pressing, la Serracchiani che prima era esitante ora si è buttata con maggiore determinazione con Renzi. Ma dentro il Partito democratico c’è chi giura che l’europarlamentare non riuscirà per molto a resistere alle insistenze del segretario e alla fine dovrà capitolare e accettare la candidatura nella sua regione.